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Scatti di scena

A vent'anni dalla morte di Don Diana

Scheda informativa a cura di Raffaele Sardo, consulente della produzione

DA TERRA DI CAMORRA A TERRA DI DON DIANA 

Per l’uccisione di don Giuseppe Diana, il 4 marzo 2004 la Corte di  Cassazione ha condannato all’ergastolo Mario Santoro e Francesco Piacenti quali coautori dell’omicidio, mentre ha riconosciuto come autore materiale dell’omicidio il boss Giuseppe Quadrano, condannandolo a 14 anni, perché collaboratore di Giustizia.  Decisiva la testimonianza di Augusto Di Meo, un fotografo amico di don Diana che riconobbe il killer nelle foto segnaletiche. Prima di arrivare alla sentenza definitiva, la figura di don Giuseppe Diana è stata oggetto di vari tentativi di infangarne la memoria. Tentativi che iniziarono sin dalle prime ore dopo la sua morte, quando venne fatta circolare la voce che era stato ucciso per vicende di donne. A queste voci seguirono vere e proprie campagne denigratorie con articoli apparsi sul “Corriere di Caserta” che  avevano l’obiettivo di delegittimare non solo la figura di don Diana, ma soprattutto il suo forte messaggio lanciato dagli altari delle chiese della Foranìa di Casal di Principe, a Natale del 1991, con il documento “Per amore del mio popolo ”. Un messaggio dirompente contro la cultura camorristica e criminale, nato nel cuore di quella che lo stesso don Diana definiva la “dittatura armata” della camorra. Era la prima volta che la Chiesa parlava un linguaggio chiaro, netto, immediato, capace di arrivare subito al cuore del problema. La sua morte è stata come un seme caduto nella buona terra, perché ha dato molti frutti. Tanto che da quel 19 marzo del 1994 molte cose sono cambiate. I colpi inferti dalle forze dell’ordine e dalla magistratura ai clan, sono stati pesanti. Le condanne all’ergastolo per i capi della camorra casalese hanno messo in ginocchio l’organizzazione criminale. Nel frattempo diversi beni sono stati confiscati ai boss e assegnati ad associazioni e cooperative sociali.  Ora i criminali sono per lo più in carcere, mentre nel Cimitero di Casal di Principe la tomba di don Giuseppe Diana, è  meta di migliaia  di visitatori. E’ la rivincita dei familiari e degli amici di don Diana che sin dal giorno dopo la sua uccisione ne hanno difeso la memoria tra mille insidie, difficoltà e pericoli. Il 19 marzo del 2009 più di 20 mila persone sono arrivate a Casal di Principe per ricordare Don Diana.  In tutta Italia, ormai, gli dedicano strade, piazze, scuole. Nel nome di don Diana è nato un premio letterario nazionale ed una cooperativa che si chiama “Le terre di don Peppe Diana”. Produce la mozzarella di Bufala. Opera nei comuni di Castel Volturno, Cancello Arnone, Teano, Pignataro e Carinola su 88 ettari di terreno  su quali viene coltivato grano, da cui viene prodotta anche la pasta che porta il nome del sacerdote ucciso. 

Da giugno a settembre, nei beni confiscati ai clan, arrivano migliaia di ragazzi da tutta Italia per partecipare  ai campi di lavoro promossi dall’associazione “Libera” e dal “Comitato don Peppe Diana”. Giovani che arrivano qui per conoscere la figura di don Diana, il prete ucciso “per amore del suo popolo” e per contribuire a  diffondere la consapevolezza che Casal di Principe non è più la terra della camorra, ma la terra di don  Giuseppe Diana.

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